
Trattando l'alimentazione in vari ambiti, non potevo escludere quello che riguarda uno degli sport che più amo il climbing, una delle discipline più complete secondo la Medicina Sportiva, perché racchiude un lavoro sinergico tra stabilità, equilibrio, forza e elasticità, con una componente mentale, paragonabile ad un viaggio nel nostro interno, dove la montagna tira fuori il peggio di ognuno, per portare a superarlo e arrivare al meglio di noi stessi.
Adesso però passiamo all'argomento centrale, come alimentarsi nel climbing.
Esiste un pensiero comune che è quello di ridurre il peso corporeo per agevolare la fatica della scalata, in realtà il peso dello scalatore, non si differenzia dal peso di qualsiasi altro atleta e questo è sempre e comunque determinato, da un rapporto tra massa muscolare, struttura scheletrica e percentuale di grasso.
Andare incontro a un eccessivo dimagrimento attraverso digiuni, oppure introducendo un apporto nutrizionale inadeguato, riduce il peso, ma il rischio è quello di spingere l'organismo, ad attingere dalla massa muscolare il nutrimento mancante.
Possiamo sicuramente lavorare in maniera nutrizionalmente corretta e bilanciare al massimo la dieta, in modo da ridurre al minimo l'adiposità, portando il corpo a sviluppare maggiore volume muscolare, facendo in modo che un'alimentazione corretta e integratori specifici, migliorino i punti deboli esaltando la performance.
Nella scalata sportiva lo zaino può essere organizzato come in un trekking classico, in quanto si rimane stabili in un luogo per più tempo, nel caso dell'alpinismo ovviamente la situazione si complica, perché si tratta di organizzare uno zaino per una via così detta lunga, che comprende piccole soste ma non certo un concetto di bivacco, con il relax e la possibilità di portare tutto l'occorrente, anche l'acqua deve essere calcolata con attenzione.
Errori più comuni :
Solo frutta: l'indice glicemico si alza, si incamera acqua e questo può essere positivo d'estate, ma si può avere nausea e riduzione della forza per innalzamento della glicemia, per poi arrivare al pasto successivo con difficoltà, avendo cali di forza improvvisi.
Yogurt e cereali: non ci allontaniamo molto dal primo esempio, con il rischio di poter incorrere in dissenteria.
Schiacciata, chiamata anche pizza bianca o pane con affettati: negativo per il complesso lavoro gastrico, genera un richiamo eccessivo di sangue allo stomaco, che permane per lungo tempo perché lunga la digestione, dimezzando il volume di sangue destinato ai muscoli.
Cioccolata: in memoria alla pubblicità della Lindt va bene, soprattutto se di ottima qualità, all'80-90% di cacao amaro, ma usata come snacks, non certo come un pasto!!
Digiuno: la peggiore scelta delle quattro elencate, durante la scalata noi consumiamo una miscela di nutrienti quali glucosio creatinina e grassi, oltre ovviamente a ossigeno e acqua se vogliamo essere precisi.
Le percentuali di questa miscela il corpo le calibra in base alla performance, se endurance oppure di esplosività, così facendo darà il massimo. Questa miscela risulta accessibile grazie a un'assunzione di substrato energetico il giorno dell'attività che non sarà biodisponibile, ma aiuterà il corpo ad attingere ai micronutrienti già esistenti.
Sicuramente la velocità di digestione, la qualità di questa, la biodisponibilità energetica, la concentrazione dei nutrienti nel sangue, devono essere le fondamenta degli snacks e pasti di uno scalatore.
Il controllo dell'indice glicemico rimane alla base di ogni assunzione, le proteine devono leggermente superare la dose di carboidrato e devono essere altamente digeribili.
Ci deve essere sempre una base controllata nelle quantità di fibra e vitamine, per rallentare e agevolare l'assorbimento del pasto, le spezie possono stimolate la digestione, le tonalità acide/dolci la possono velocizzare.
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